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Come nel 2008? Non proprio

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Il denaro va dove gli conviene.

Sembra il 2008. Ma è diverso.
Il 2008 fu una vera agonia. 

Per l’esattezza, l’agonia cominciò il 12 ottobre del 2007 e si concluse il 9 marzo del 2009. 

In altre occasioni, in futuro, per coloro che amano la storia e quello che essa ci insegna, racconteremo in modo molto analitico quel periodo: un po’ come abbiamo fatto con il crollo del 1987. 

Malgrado la memoria del 2008 sia ricca di episodi dolorosi o addirittura drammatici, fu certamente un’epoca che insegnò molto.

Per vedere un -6% in un giorno sull’S&P500 dovevamo risalire proprio a quel periodo.

Fino a ieri. Perché ieri lo abbiamo rivisto ancora.

Anzi abbiamo visto di più, se aggiungiamo il crollo ulteriore del future oltre l’orario delle 22: mentre scriviamo siamo al -6.5% con il future che ha toccato il minimo a 5074.

 

In tre giorni.
E lo abbiamo visto come terzo giorno dove fra minimo e massimo il future dell’S&P500 ha superato il -12%: ancora, mentre scrivo, la redazione, comprensibilmente impegnata nell’assistenza ai nostri Clienti, non lo ha potuto verificare, ma se ricordo bene anche per questo dobbiamo risalire al 2008.

In alcuni nostri articoli recenti (ad esempio https://www.traders-mag.it/sp500-nuovo-testa-in-giu-fino-quando/avevamo previsto la prima settimana di aprile come negativa fino al 7 aprile.

Fa ora sorridere che avevamo individuato due scenari diversi: minimo a 5520 se nella statistica del passato escludevamo il 2001, come anno particolare (cosiddetto outlier, ai fini statistici). 

Se lo includevamo, e ci sembrava fuori luogo includerlo, la previsione era di un minimo a 5350, che ci appariva già un oltraggio alla logica.

 

Ma siamo nell’epoca Trump.
Nulla può essere logico se non lo è il Presidente del più importante paese al mondo. 

E nulla può essere logico sui mercati se tutta Wall Street è contro il Presidente degli Stati Uniti.

La credibilità è la prima moneta che viene spesa sui mercati: e nulla c’è stato di credibile nell’esposizione mediatica di un assurdo tabellone dove gli Stati Uniti tramite il suo Presidente dichiarano la guerra commerciale al mondo intero. 

In quel tabellone c’erano due percentuali, riferite ad ogni singolo paese: la prima percentuale è stata spacciata per “dazio applicato agli Stati Uniti”, è invece, presumo, lo squilibrio commerciale riferito ad ogni paese, la seconda c’è il dazio punitivo reale contro ogni singolo paese del mondo con il quale gli Stati Uniti hanno un rapporto.

 

Un momento di pausa nel ribasso.
Un istante, il mercato sembrava riprendersi, dopo circa un’ora e mezzo dall’apertura. 

Un rumor, una voce incontrollata … qualcuno del suo entourage stava cercando di convincere Trump ad essere meno aggressivo sulla politica dei dazi. 

Ormai, il mercato dipende da questo. Altro che dati macro.

Mai visto un mercato così con un non-farm payroll certamente non negativo (non oso definirlo positivo, ma almeno non negativo.

 

Non è il 2008.
Qui sta la differenza con il 2008: nel conflitto aperto con la politica.

Wall Street sta giudicando, a ragione, che la follia è salita al potere negli Stati Uniti.

Sono i grandi istituzionali a dirlo: ed è raro vedere un coro di attori tipicamente pronti a salire sul carro dei vincitori, urlare in modo sincrono ed univoco il proprio dissenso rabbioso. 

Il denaro non vuole sentire ragioni.

Va dove gli conviene.

Se si sente minacciato scappa, e la perdita di fiducia è la prima minaccia percepita dal denaro.

 

E il denaro sta fuggendo da Wall Street.
E’ un drenaggio, ora, che è difficile da fermare.

E’ imprevedibile, non dipende più da fattori tecnici. 

Nvidia è diventato un titolo appetibile ai prezzi attuali, ma venerdì veniva svenduto al meglio, in una baraonda di vendite dove nessuno acquistava. 

E se nessuno acquista i prezzi rotolano ed è la principale ragione dell’aumento di volatilità: il vix a 40, lo vedremo nei prossimi articoli, non si è mai verificata nella storia una accelerazione di volatilità come questa fra il 25 marzo e il 4 aprile. Mai.

Torneremo ancora sull’argomento con i prossimi articoli e l’analisi del fine settimana.

 

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