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Osservando l’andamento dei mercati finanziari con l’ausilio di grafici si sarà di certo notato che a volte si presentano dei “buchi” tra una candela e l’altra. Questi punti in cui mancano le quotazioni prendono il nome di gap e tanto più si alzerà il timeframe osservato, tanto più essi saranno importanti.

In questa sede Money.it ha analizzato il comportamento di questo fenomeno su grafici giornalieri. Un gap up può definirsi tale se l’apertura di oggi è superiore al massimo della seduta di ieri, mentre se l’apertura di oggi è inferiore al minimo di ieri ci si troverà di fronte ad un gap down. Se così non fosse, e la candela aprisse all’interno della precedente senza uscire dai massimi o minimi della stessa, si avrebbe a che fare con un lap. Un gap si intenderà debolmente chiuso quando esso verrà coperto da ombre anziché da corpi di candele. In queste aree i prezzi tenderanno a ritornare fino a quando un corpo di una candela ne effettuerà una chiusura completa. Nei mercati azionari si avranno spesso dei gap tra un giorno e l’altro mentre essi saranno più rari nel mercato valutario.

Un esempio renderà le idee più chiare.

Il grafico mostra l’andamento delle quotazioni dell’indice tedesco Dax. Come si può notare, in poco più di tre mesi ci sono stati 20 gap. Le frecce nere indicano un gap completamente chiuso, mentre quelle rosse indicano quei buchi debolmente chiusi o aperti.

La caratteristica più importante di queste anomalie dei prezzi è che ogni buco tende a venire chiuso nella maggior parte dei casi e quindi, a subire un test dai prezzi e a calamitarli verso di sé.

L’analisi tecnica li distingue in: common, breakaway, runaway ed exhaustion gap.

Come dice il nome, un common gap è la categoria che più spesso si trova nell’andamento dei prezzi degli asset, ed è dovuto a normali squilibri tra domanda e offerta. Nel precedente esempio i gap evidenziati appartengono a tale categoria.

Un breakaway gap implica la rottura di pattern di analisi tecnica classica (ne sono esempi i triangoli, wedges, pennants, etc..), supporti e resistenze o congestioni dei prezzi. Solitamente tale figura porta ad un movimento direzionale da parte delle quotazioni.

Nel seguente esempio si vede come, dopo una lunga fase di congestione delle   quotazioni, durata dalla seconda metà dell’agosto 2016 alla prima metà di dicembre dello stesso anno, il gap indicato dalla freccia porta alla rottura della zona di lateralizzazione ed inizia a far partire il movimento direzionale dei prezzi.

La caratteristica principale del runaway gap è una tendeza rialzista o ribassista definita. Come i breakaway gap, anche questi punti in cui mancano le quotazioni portano ad un movimento direzionale. Solitamente si formano a metà di un movimento.

L’esempio perfetto si può trovare sul grafico di Apple, azienda caratterizzata da un fortissimo trend rialzista. Nel grafico proposto, si vede come dopo il gap del primo febbraio 2017 i prezzi si siano apprezzati più del 23% prima di dare un primo accenno di ritracciamento.

Ultimo nella nostra trattazione è l’exhaustion gap (o gap di esaurimento) che, come indica il nome, si trova alla fine di un impulso e indica l’imminente inversione di trend.

 

Nell’esempio proposto si nota subito come dopo un movimento piuttosto direzionale i corsi abbiano iniziato a perdere lo smalto del principale movimento, iniziando a lateralizzare. L’impulso rialzista culmina con un gap up, che permette alle quotazioni di segnare nuovi massimi prima della brusca inversione.

Alcuni concetti sui gap

Solitamente, nel mercato azionario, un gap down ha molte più possibilità di venire richiuso in breve tempo rispetto ad un gap up. Questo fenomeno è dovuto alla struttura rialzista delle azioni o, più in generale, degli indici.

I gap sono inoltre validi livelli di supporto e resistenza, come si vede dal grafico dell’indice Dax, dove nel primo caso i corsi hanno chiuso il gap per poi scendere, nel secondo e terzo caso invece i prezzi sono riusciti a chiuderlo solo con le ombre.

 

“Dalla Redazione di TRADERS’ Magazine”